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Respinti i ricorsi al TAR sul consumo di suolo nel Parco del Delta del Po

COMUNICATO STAMPA Bologna, 3 luglio 2020

Respinti i ricorsi al TAR sul consumo di suolo nel Parco del Delta del Po: delusione di Legambiente, ma non si ferma l’azione per la tutela delle aree costiere 

La tutela del territorio e della costa deve rimanere una priorità per gli Enti

 

Delusione da parte di Legambiente in merito al respingimento di due ricorsi congiunti che l’Associazione aveva presentato al TAR dell’Emilia-Romagna in merito a un tema di interesse pubblico: il consumo di suolo in regione.

Nello specifico, Legambiente non vede accogliere i rilievi formali sulle scelte di edificare in aree di grade pregio naturalistico e paesaggistico ove vigono normative di tutela. Rilievi puntuali su uno specifico comparto, ma legati alle preoccupazioni generali sull’eccessivo consumo di suolo che da tempo si sta verificando nel Comune di Comacchio.  Preoccupazioni dovute anche ai limiti del PRG in vigore dal 2002, la cui prima approvazione risale al 1997. “Si tratta di un PRG colabrodo – dichiara  Circolo Legambiente Delta del Po – che negli anni ha creato tanti problemi di programmazione urbanistica perché l’unico scopo era costruire e speculare.  Ancora oggi non si conosce quante aree verdi sono state date al Comune per perequazione e quanti ettari di aree agricole sono pronte per il cambio d’uso in edificabili.  Meno terra per produrre prodotti alimentari sacrificata sull’altare del consumo di territorio”.  

Rimane ferma la contrarietà di Legambiente alle scelte politiche di permettere un nuovo e non necessario consumo di suolo, in particolare sulla costa, nell’area del Parco del Delta del Po.  Scelte sbagliate allora e che ancor di più lo appaiono oggi alla luce degli obiettivi enunciati dalla legge urbanistica regionale E.R. 24/17 che dovrebbe puntare ad evitare la dispersione degli insediamenti fuori dal perimetro degli abitati.  L’attenzione alla tutela del territorio inoltre dovrebbe essere massima lungo la costa: una costa sempre più debole per via della subsidenza e dell’ingressione marina causate dai cambiamenti climatici. Danni che subiscono gli imprenditori ma che alla fine pagano tutti i residenti in Emilia-Romagna.

Rispetto alla decisione del TAR, l’associazione registra che non siano state accolte le proprie valutazioni formali, ma  non sconfessa l’azione ne si tira indietro da continuare la propria azione di tutela.

“La nostra azione, che sconta certamente alcuni limiti, è stata intrapresa comunque con generosità e solamente per una maggior tutela degli interessi pubblici e nella ricerca di una maggior chiarezza e sicurezza di azione, a beneficio  di tutte le parti coinvolte. Non siamo i soli ad evidenziare i rischi che il consumo di suolo causa su un territorio già debole, a rischio perdita d’identità.  Vengono cancellati corridoi ecologici, siepi frangivento, eliminati i residui del Bosco Eliceo e delle vigne che producevano il rinomato vino delle sabbie”.

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